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Il video "Plurali" nasce dalle esperienze delle prime conferenze spettacolo legate al progetto. L’intento era infatti quello di produrre un materiale che potesse veicolare in maniera più agevole all’interno delle realtà di aggregazione giovanili oppure all’interno della scuola.
Ecco allora che il video si propone di riattraversare alcuni dei temi che sono alla base del difficile rapporto tra adulti e giovani lasciando però delle domande aperte affinché sia possibile attraverso la risposta un inizio di confronto.
Il mare apre le immagini del video con parole dedicate alla difficoltà del vedere il proprio figlio crescere ed andare via. E’ il mare degli adulti, quello che in parte ha perso la limpidezza del suo colore. Quasi come se crescendo, l’adulto non fosse più in grado di distinguere il ritmo naturale delle onde, la semplicità dell’immagine. E’ un’apertura dedicata quindi ai grandi luoghi comuni che il mondo degli adulti (dimenticando troppo spesso di essere stato anche adolescente) continua a creare negli anni primo fra tutti quello che “I giovani non sanno ricordare”. Una frase che non tiene conto del nuovo modo di raccontarsi dei giovani che abbandonato il vecchio diario segreto, si affidano ai tanti blog esistenti in rete ed agli innumerevoli altri modi di fissare le loro memorie. Modi diversi di raccontarsi e testimoniare la propria felicità, il proprio dissenso, il proprio dolore. Testimonianze a volte drammatiche (come quella della giovane Sarah Kane, autrice teatrale di successo morta suicida) che lasciano spazio a visioni da incubo con un finale in cui l’unica via da seguire è quella della comprensione.
Il racconto del video continua affrontando un altro importante tema, quello del linguaggio dei giovani. La necessità di un linguaggio che li identifichi nasce dalla paura dei giovani di non essere. Nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza succedono troppe cose … troppi eventi fisici sconvolgono la loro natura. Come tanti mutanti i giovani affrontano l’ombra della paura delle loro mutazioni da piccoli a grandi. Ma grandi quanto? Il bambino ha un ruolo chiaro ma l’adolescente? Così maledettamente grande nelle proporzioni e al contempo maledettamente piccolo nell’esperienza…. Da qui la necessità di scegliere un nuovo abito, una nuova maschera e vestito da adolescente. E’ il momento della nascita di un nuovo gergo, di una nuova lingua che possa esprimere in qualche modo un segno di appartenenza ad un gruppo. Le immagini del video si caricano di colori accesi, lasciano i toni drammatici delle prime sequenze per dare spazio ad una esplosione di cromatismi, segno della fantasia dei giovani che spesso invece viene definita come povertà di linguaggio solo perché appartiene ad un modo diverso di colorare la propria creatività. Abiti che vengono messi e smessi, disegni della dimensione di un muro, un mondo di emoticons pronto a segnalare stati d’animo e situazioni. Questo modo di comunicare è più difficile di una lingua straniera per quel mondo di adulti che si lascia andare all’indifferenza ed al giudizio per catalogare ciò che invece ha bisogno di un ascolto in più per essere compreso.
All’indifferenza è dedicata l’ultima parte del video. Partendo da una bellissima immagine poetica che fa dell’adolescente un “equilibrista” che cammina sospeso sopra teste di adulti che non guardano in su, né si accorgono degli sforzi immani dei giovani per dire che vivono, della loro angoscia di non poter guardare alle cose terrene, alla realtà così afona ormai. Indifferenti costretti a camminare sopra adulti indifferenti, perché non c’è contaminazione tra gli uni e gli altri, solo uno spazio vuoto dove volteggia il vento del silenzio.
Il mare riprende il suo colore. La magia del suo continuo andare e venire. Il mare ha restituito i giovani caduti dalla fune che adesso sono immobili, incastrati tra i rami spinosi e secchi di cespugli mediterranei. Il mondo degli adulti con le sua alterazioni della realtà è lontano. Questo è il momento giusto per ritrovare la terra ferma, per poggiare di nuovo i piedi sulla sabbia, per lasciare la prigione di quei rovi. Ed è così che il sorriso ritrovato si sposa con la voglia di ballare e di giocare sulla riva del mare quasi a dimostrazione che l’unico modo per guardare ai quel giovane mondo di adolescenti sia accettarne la sua stessa definizione: in crescita.
Regia
Stefano Furlan
Riprese
Massimo Bonci
Montaggio
Massimo Bonci, Stefano Furlan, Lara Lucioli
Con
Stefano Furlan, Diletta Landi, Dean David Rosselli, Gessica Lovacco, i giovani danzatori della scuola di danza Myosotis di Montelupo Fiorentino diretta da Katia Mancini |