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Il mondo del teatro perde TOMAZ PANDUR

Categorie: PERSONAGGI



Il 12 aprile, a soli 53 anni, è morto a Skopje per infarto, il regista teatrale Tomaz Pandur. E come uno dei suoi grandi eroi, come Adriana Lecouvreur, il regista è morto sul palcoscenico, dove stava provando Re Lear per il Teatro macedone. Era sempre stato un artista «internazionale» Pandur, nato a Maribor, sul confine tra Slovenia e Austria, quando ancora era Jugoslavia. Ma la sua formazione era stata cosmopolita.

E a Maribor era tornato, a dirigere il Teatro nazionale della sua città. E aveva impiantato progetti spettacolari di grande respiro (e altrettanto budget), culminato in una maestosa Divina Commedia dantesca, dove i tre episodi avevano ognuno una diversa e imponente ambientazione. Pandur lavorava abitualmente con la sorella Livia, che con lui traduceva e riduceva per la scena i testi.

Con lei, sempre in quei primi anni 90, si trasferì improvvisamente a New York, e si raccontava a causa di qualche dissesto economico a Maribor. In realtà l’ambiente cosmopolita era di certo il più adatto alla sua vena creativa e sperimentale. Negli ultimi anni si era però trasferito a vivere in Spagna.

Dovunque del resto era affascinato dalla possibilità di grandi produzioni, dalle strutture sceniche ardite, dai costumi rutilanti (ma anche senza), dove parole e opere di quei personaggi risuonassero.

Era stato sempre così, da Sheherazade ai grandi testi romantici o shakespeariani, fino al colossale Michelangelo tratto da Krlesa,ospite al Mittelfest tre anni fa. Un artista e le sue opere, e la maledizione del genio da cui Pandur si sentiva fatalmente attratto, e forse anche vi si riconosceva. .

In Italia, la sua prima apparizione era stata una “Sheherazade”, prodotta alle fine degli anni ’80 dal Mladinsko Gledališče di Lubiana. Molti, da allora, avevano cominciato a innamorarsi di quella cifra, anticonvenzionale, energetica, inseguendo fino lassù a Maribor le sue invenzioni (i tre episodi della Commedia dantesca rimangono una delle sue regie più clamorose).

A farlo conoscere da un’audience più vasta è stato però il Mittelfest di Cividale, dove Pandur è tornato spesso, alimentando la passione di un pubblico che ne faceva il proprio regista di culto: “Onehundred Minutes” (ispirato a “I fratelli Karamazov”), “Tesla” (ritratto dello scienziato croato-statunitense Nikola Tesla), la rielaborazione del “Caligola” di Camus e, tre anni fa, il suo viaggio nel tormento e nell’estasi del pensiero rinascimentale: “Michelangelo” (dal dramma di Miroslav Krleža), cromatico e acrobatico, con un’esigenza di spazio che aveva dirottato lo spettacolo sul palcoscenico del Giovanni da Udine. Con la sorella Livia, Pandur aveva creato nel 2002 la fondazione sovranazionale Pandur.Theaters.

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